Peccato che stavolta l’avvocato Guerrieri non c’entri, per lo meno direttamente, altrimenti avremmo avuto il nostro Malaussène. Eppure la Bari notturna e imprevedibile, nei ricordi e negli odori, che ci racconta Carofiglio ha la stessa forma di quella che fa da scenario alle inchieste giudiziarie del Montalbano nostrano. Ma come si sa, e com’è stato detto più volte, Camilleri è un altro scrittore. Carofiglio lo sa e giustamente non ha mai avuto intenzione di mettersi alla pari col siciliano, nè tantomeno di imitarlo; di questo, almeno, occorre dargli merito. Quando però in Nè qui nè altrove compare una visione e un vissuto, diciamolo, fondamentalmente borghese e agiato della città, c’è poco da aggiungere. E ben poco altro da immaginare. L’effetto che ne risulta è quello di perdere, nel veder rappresentanta soltanto una parte del discorso sulla città, il resto delle vite e delle questioni sociali che, tuttavia, investono la maggiorparte della popolazione e della vita dei baresi. Fondamentalmente in questo suo ultimo libro di Carofiglio (e chi scrive non potrebbe che rifarsi alla stesso “sentire” borghese, per estrazione e non per affiliazione), manca dunque qualcosa. Un racconto, o romanzo brevissimo (ma andrebbe meglio la consumistica etichetta di “mini-romanzo”) che vuole inserirsi in un una collana dedicata a diverse città italiane come «Contromano» di Laterza, meriterebbe per la nostra città un esponente più versato al rischio, più esposto alla realtà. Purtroppo, però, non ho nomi, e me ne dispiace molto. Ecco allora che Bari viene letta in tutta Italia, per ovvie ragioni mediatiche e di mercato, con gli occhi di Carofiglio, autore ormai lanciato persino a livello internazionale, i cui libri sono approdati anche al grande schermo, con risultati, a quanto pare, anche questi discutibili. Nè qui nè altrove non racconta nulla di nuovo, ma ripete e ricorda cose ormai digerite da tempo: lo sbarco albanese nel ‘91, il rogo Petruzzelli, persino la costruzione del S.Nicola per Italia ‘90. Per non parlare di San Nicola, povero lui. Non ci sono i movimenti studenteschi del ‘68 (quelli descritti invece nella bellissima “cronaca” del prof. Martino, ), non c’è il degrado del CPT del San Paolo, non c’è nessun riferimento al bombardamento del ‘43, nè si parla della vita a Enziteto; lì di certo non c’è Proust che possa trarvi letteratura, al massimo un Pasolini; oggi sicuramente un Saviano. Poco male, in conclusione, se a Bari spetta il cantore Carofiglio: pare che l’unica questione centrata dal padre dell’avvocato Guerrieri sia proprio l’indifferenza di molti dei suoi cittadini, come se non si trovassero nella loro città, come se non fossero nè lì nè altrove.
